Tenuta di Artimino – Gallery Hotel Art, Firenze – Giovedì 23 maggio 2019

Immersa in 732 ettari, la Tenuta di Artimino è erede di una storia fatta di uomini, di terra e di vino, fra la provincia di Prato e quella di Firenze, con l’Arno che scorre nella valle ai piedi della cantina. Coltivata da sempre a boschi (è nata nel 1596 come riserva di caccia di Ferdinando de’ Medici) e vigneti (oltre 70 ettari) e circa 17.000 piante di olivo. Suoli diversi, ricchi di sostanza organica: si studiano le varie parcelle per individuare quale terreno possa essere più adatto alla coltivazione di un vitigno o di un altro e per valorizzare al massimo la qualità delle uve per il Carmignano, il Chianti o gli altri vini della Tenuta, profondamente riconducibili al territorio. Lo scorso novembre il Vin Santo di Carmignano Occhio di Pernice ha ricevuto al concorso del Merano Wine Festival la Platinum Medal, una rarissima eccellenza, una piccola produzione che richiede pazienza, selezione dei migliori acini e basse rese, fedeltà alle metodologie tradizionali e lungo riposo nei caratelli.

Tra i luoghi preferiti per sollevarsi dalle fatiche quotidiane, Artimino con la sua villa è una delle aziende più famose in Toscana proprio per la sua posizione panoramica di struggente bellezza con la “Villa dei Cento Camini” patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco. Sul piano artistico la recente mostra di Davide Dutto che esplora con la fotografia il mondo delle forchette. Una rassegna di alto valore emozionale con la riproduzione della prima forchetta della storia, quella portata da Caterina de’ Medici “in dote” alla corte di Francia. La stessa Caterina de’ Medici che volle fosse portato il Cabernet a Carmignano dove, infatti, l’uva veniva chiamata “francesca” perché dalla Francia. È da allora che il Carmignano, il vino simbolo della Tenuta, viene prodotto obbligatoriamente anche con il Cabernet raro, se non unico, esempio in Italia di Denominazione che usa da così lungo tempo un vitigno internazionale.

Siamo tornati da Vinitaly e la carne al fuoco è tanta, cosa dobbiamo lasciarci alle spalle degli ultimi mesi e che cosa dobbiamo rigenerare nel mondo del vino? Quale il tuo vino che più incarna lo spirito “maggese”?
Dopo vinitaly torna ancora più forte la voglia di raccontarsi e raccontare il territorio che rappresentiamo. Quando capita di parlare del Carmignano tutti restano a bocca aperta per la qualità dei vini e la lunga storia che questo prodotto rappresenta. Dobbiamo lasciarci alla spalle l’omologazione e valorizzare sempre le tipicità, al costo di avere vini che richiedono più tempo e sensibilità per essere capiti. Per noi lo spirito maggese è interpretato dal nostro Vin Ruspo, un rosato che ci fa venir voglia di estate e quatro chiacchiere con gli amici sotto il sole. 

Saremo a Roma e Firenze, due culle del commercio e diffusione del vino nel mondo con due serate dove incontreremo la cucina creativa fusion del Gallery e quella posta ad intersezione tra cucina d’autore e ristorazione pop, sotto il segno della convivialità di ROmeo Chef & Bakef: quali vini vedete meglio adatti alla tenzone?
Il Vin Ruspo per la cucina fusion, perchè grazie alle sue caratteristiche si presenta versatile e ottimo anche con sapori che spaziano dalla nostra terra fino a Paesi lontani. Per la cucina d’autore ma in chiave pop opterei per il Poggilarca, il nostro Carmignano che interpreta tutta la tradizione e la storia di questo grande vino ma in chiave moderna, contemporanea, con un linguaggio che non vuole essere esclusiva di pochi. E’ un vino che dimostra la sua estrema piacevolezza senza “tirarsela”. 

Vini in degustazione:
Iris 2015
Poggilarca Carmignano 2015
Ser Biagio Barco Reale di Carmignano 2018
Vin Ruspo Barco Reale di Carmignano 2018
Artumes Bianco Toscana Igt 2018

Tenuta di Artimino – Viale Papa Giovanni XXIII, 159015 – Artimino (Po) – 055 875141 – www.artimino.com

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